Unterwegs

In cammino

Labrene, leggendo Landolfi

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 7, 2019

 

Labrene, leggendo Landolfi

Le ho viste scorrazzare su quei volti
rinnegate e solerti, le labrene.
Quando anche muraiole introdurranno
si dirà: non è attacco, è un’infiorata.

 

Anna Maria Curci
7 dicembre 2019

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Nota di lettura: Anna Maria Curci, Nei giorni per versi

Posted by Anna Maria Curci su novembre 16, 2019

Il mio grazie sonoro va a Giovanna Amato per le sue considerazioni, apparse su Poetarum Silva, sui testi che compongono Nei giorni per versi e per le note che ne scaturiscono, in timbri acuti e profondi: Nota di lettura: Anna Maria Curci, Nei giorni per versi

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Quartóra

Posted by Anna Maria Curci su agosto 14, 2019

             Quartara

 

Quartóra

 

Dura più a lungo di una vita intera,
dice mio zio in dialetto* e non traduce.
Rimescolo i tasselli quando è sera
tanto per fronteggiare il piglio truce

di massime schiaffate in buona fede
e in mistilingui chicche di saggezza.
Sunto dei sunti è: “Di’ t’ pr’vede”,
detto del padre di cui ho contezza

da quando balbettavo i primi passi
nell’era che prevenne la ragione,
il digerir parole come massi.

Di tanta gravità chiedo cagione
al tempo: verdetto o una quartóra?
Un terno secco d’occasione, allora?

 

Anna Maria Curci
31 luglio 2010 – 14 agosto 2019

 

* «La quartora ruott’ diur’ cchiù d’ la son’»

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La parte buona

Posted by Anna Maria Curci su luglio 22, 2019

Jan Vermeer (attribuito a), Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery of Scotland, Edinburgo

 

«ὀλίγων δέ ἐστιν χρεία ἡ ἑνὸς· Μαριὰμ γὰρ τὴν ἀγαθὴν μερίδα ἐξελέξατο ἥτις οὐκ ἀφαιρεθήσεται αὐτῆς.»

(Luca 10, 42)

La parte buona

Con Marta mi scervello, e con Maria.
Perché “la parte buona” è ora “migliore”?
Con il superlativo, traduttore,
sentenzi e scindi quella sola via.

 

Anna Maria Curci
22 luglio 2019

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CLXXI

Posted by Anna Maria Curci su giugno 29, 2019

Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Opera attribuita a Jacopo Ponte detto Bassano – Varese, Museo d’arte moderna e contemporanea

 

CLXXI

 

Quand’è che principiammo a destinare
la fragranza del pane a chi latrava,
quand’è che dismettemmo madre e padre,
che chiamammo sorgente il cherosene?

 

Anna Maria Curci
29 giugno 2019

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‘Il gabinetto del dottor Caligari’: pietra miliare e punto di svolta.

Posted by Anna Maria Curci su giugno 26, 2019

Su Re-movies

Re-Movies

di Anna Maria Curci

Il gabinetto del dottor Caligari – titolo originale Das Cabinet des Dr. Caligari, anno di produzione 1919 – fu proiettato per la prima volta a Berlino il 26 febbraio 1920, dunque a poco più di un anno di distanza dalla fine della Grande Guerra e agli inizi della Repubblica di Weimar, alla quale anche il solo termine “cinema espressionista tedesco” è intimamente legato.

Di quel cinema espressionista Il gabinetto del dottor Caligari (la cui sceneggiatura, già pronta dal 1913, per un film che avrebbe dovuto dirigere Fritz Lang, il regista Robert Wiene si trovò come dono prezioso a firma di Carl Mayer e Hans Janowitz) è allo stesso tempo pietra miliare e punto di svolta, un balzo in avanti del quale è mia intenzione mettere in evidenza alcuni dettagli.

Se infatti il film di Wiene possiede in maniera esemplare tutte le caratteristiche del film…

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Emilia Barbato

Posted by Anna Maria Curci su giugno 4, 2019

il giardino dei poeti

 

Tutto si svolge all’interno di un cuore che sanguina preventivamente sul distacco e la compassione. Si scandiscono ore presenti e passate col metronomo di un tepore umano onnicomprensivo, non solo un tu/io ma un ordine dove non esiste gerarchia fatta di personale, piuttosto un avvolgente sguardo d’abbraccio al pullulare di voci. Note scandite nella polifonia che investe ogni substrato umano, animale, vegetale, perfino l’inanimato emette il proprio gemito o la propria ode. Emilia Barbato sa farsi interprete del variegato mondo delle “piccole cose”, di minimi e grandi sommovimenti, dei sentimenti assoluti che per lei disarmano ogni sicura, schiudono lo scrigno, offrono il dono prezioso di una fine rielaborazione degli eventi. Il setaccio poetico qui diviene pentagramma sul quale luci e ombre si rincorrono, come le speranze e le paure chiamano o si smorzano, come piccole gemme intermittenti che proiettano il loro segnale in codice, restituito dall’autrice in preziosi grammi…

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Enea Roversi

Posted by Anna Maria Curci su giugno 3, 2019

Dal “Giardino dei poeti” di Cristina Bove: Enea Roversi

il giardino dei poeti

Foto_Enea

Da Eclissi di luna (poesie 1981-1986), La Scuola di Pitagora, 2011:

Eclissi di luna

Giostra obliqua in un raggio di sole
scoppio di ginestre tra le siepi
il tuono è una similitudine
nel sogno della riconciliazione.
Infranto lo specchio dell’essere:
circo in piazza e bandiere al vento.
La Santa Inquisizione morde alle spalle
e l’ombra rugosa avanza lenta
carro cigolante sul binario arroventato.
Inventami un sogno pagano:
un’eclissi di luna torbida
per cavalcare la notte.

* * *
Dalla raccolta Asfissia, pubblicata nel volume Contatti, Edizioni Smasher, 2011:

passeggiata sui colli

quattro biciclette nella nebbia
lingue di fango e foglie
le vedo scendere
penetrare nel sentiero
come scroscio d’acqua
da qui i nostri passi lenti
ora più veloci poi assenti
la tua voce che mi parla
dolce all’orecchio
annuisco rispondo ti dico
cose pensate e malferme
cammino insieme a te
penso alle mie sconfitte
ma ti sorrido…

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la casa tra i binari

Posted by Anna Maria Curci su giugno 2, 2019

le strade che saliva
e scendeva la madre
e le parole i nomi

Giovanni Baldaccini, La casa tra i binari

scrivere per immagini

 

 

Caterina sognava di partire.
Io non l’ho conosciuta ma ne parlo
come se avessi visto la sua vita
quando prendeva il treno che restava
ma muoveva le ciglia
ed io vedevo l’oro e campi gialli
e l’aria che sentiva
vuota di cose e densa di calore
gli uccelli che calavano dal sole
il falco in alto
mosso dal suo vento
e muoveva i capelli Caterina
che non aveva un fazzoletto in testa
raccolta dietro un finestrino chiuso
e il paese
quando scendeva senza andare via
e case grigie viottoli di sassi
passi
le strade che saliva
e scendeva la madre
e le parole i nomi
Caterina odorava di qualcosa
che non conosco e i fiori sul balcone
dentro vasi di latta e paglia a terra
forse sentivo il peso della terra
quando lei ritornava sul sedile
da cui non s’era mossa e non guardava
oltre di là distante…

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Luciana Riommi

Posted by Anna Maria Curci su giugno 2, 2019

il giardino dei poeti

Parete finestra                  
         
                                           
ho amato nei miei giorni

a voler dire ancora questa è casa
dovrei ritrovare il mio cartone
le prospettive, gli angoli, il colore
e ricordare quanta libertà
di non avere niente
quanta povertà
ho amato nei miei giorni.
                                         
                           

non passa niente da fessure d’ombra
per quante parole presti alla mimesi
la cosa che, manco a dirlo, sembra un’emozione
e chissà cos’è dal vero.
in ogni modo, sempre di storie piccole si tratta,
che se ne parla a fare?
minime storie insoddisfatte
e tutti senza pace
pronti a sgranare inutilmente gli occhi:
vedi? non vedi?
vado? e dove andare?
cosa inventare?
se neanche sai cos’è che si dovrebbe soddisfare.
e tutti gli anni di abbandono,
quelli serviti a te
nel tempo personale
per far cadere un’ultima illusione
tra gli artifici dell’animazione.

ma il cancro…

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