Unterwegs

In cammino

Dispacci per Narda- In ricordo dell’amica Narda Fattori

Posted by Anna Maria Curci su gennaio 12, 2017

CARTESENSIBILI

vincenzo piazza

vincenzo-piazza-buriana_acquaforte_1996.

I poeti non accendono che lampade
essi stessi si spengono
le fiammelle che stimolano
se luce vitale

inerisce come soli
ogni età una lente
dissemina la loro
circonferenza

Emily Dickinson

.

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Decoro stanze per la mia sposa

Posted by Anna Maria Curci su gennaio 2, 2017

 

Luigi Simonetta, Poetessa flou

Luigi Simonetta, Poetessa flou              

CXXXII

 

Decoro stanze per la mia sposa.
Sbuffa, paga di sé. Lei non si sazia.
Irride le perline del diadema
di cui non ha bisogno, solitaria.

 

Anna Maria Curci
2 gennaio 2017

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Giungo da un sogno altrui

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 8, 2016

kirschbluete

Giungo da un sogno altrui

A mio padre e mia madre

Inseguo ancora, sai,
vostri sguardi e pensieri
e Madame Butterfly
che cantaste, leggeri.

Un fiore di ciliegio
è la risposta, forse.
Taciuto a lungo il fregio
all’enigma, alle corse.

Anna Maria Curci
8 dicembre 2016

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Asphaleia

Posted by Anna Maria Curci su agosto 30, 2016

Foto di Giuseppe Giunti

      Foto di Giuseppe Giunti

Oggi avresti compiuto 79 anni, amico, viandante. Discussioni, letture e considerazioni: porto con me i tuoi doni, quelli che hai distribuito in vita, quelli che hai lasciato. Sono tanti e chiedono attenzione e accoglienza, quelle che ci hai insegnato a non lesinare.

Asphaleia

a Otello Guidi, viandante e amico

Un passo dopo l’altro hai insegnato
di una via che tu sai aspra e succosa.
Che foggia hanno i tuoi sandali-scarponi?
Non paventano sdrucciole o altri suoni

pregressi, già scanditi o risuolati,
magari in lingue irte di sentieri.
Fitta la mappa ne disegni ancora
della solidità, tu che precedi.

 

Anna Maria Curci

in: A.M. Curci, Inciampi e marcapiano, LietoColle 2011, p. 36 (sezione Controrepliche)
Anna Maria Curci

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Berlino, 13 agosto 2011

Posted by Anna Maria Curci su agosto 13, 2016

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Berlino, 13 agosto 2011

Berlino è piena di inciampi
e moniti, Stolpersteine.
A Bebelplatz leggi lampi
di Hassan, da Almansor di Heine:

«Non fu che un preludio: chi fa
rogo di libri, persone
brucerà». Lo ricordano
stele di cemento a Shoah.

Ma i turisti affollano
i negozi di Ampelmann,
storcono bocche, sbuffano
come a Federico il Grande

il cavallo, che esibisce
capi di stato maggiore
e con la coda spazzola
poeti a Unter den Linden.

Io guardo muri dipinti,
la sera un video di Arte
su JFK, quel giugno, lì.
Se vuoi, dai voce alla storia.

 

Anna Maria Curci

da: Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio 2015

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Ingeborg Bachmann, Hôtel de la Paix

Posted by Anna Maria Curci su luglio 12, 2016

Hotel_de_la_Paix

La prima apparizione di questa poesia di Ingeborg Bachmann risale al 1° febbraio 1957 (archivio delle registrazioni della NDR di Amburgo)


Hôtel de la Paix

Dalle pareti crolla senza far rumore il peso delle rose,
e dalla trama del tappeto sbucano fondo e basamento.
Si spezza al lume il cuore di luce.
Buio. Passi.
Davanti alla morte si è chiuso a scatto il catenaccio.

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Questo è il testo originale:

Hôtel de la Paix

Die Rosenlast stürzt lautlos von den Wänden,
und durch den Teppich scheinen Grund und Boden.
Das Lichtherz bricht der Lampe
Dunkel. Schritte.
Der Riegel hat sich vor den Tod geschoben.

 

Qui per ascoltare Ingeborg Bachmann che recita Hôtel de la Paix

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Gradireste, lo so

Posted by Anna Maria Curci su giugno 24, 2016

bridge

Gradireste, lo so, il “noi” e il “loro”
del bridge, ignavi ignari
del muro che erigete.

Cavie solerti,
la grata fitta
si maschera da scelta.

 

Anna Maria Curci
24 giugno 2016

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Eduard Mörike, A mezzanotte

Posted by Anna Maria Curci su giugno 4, 2016

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Un viaggio rinnovato, il mio, nella poesia di Mörike, che non ha mai attirato grandi folle di lettori, ma che, in compenso ha saputo legare a sé poeti e narratori in un rapporto di consuetudine non distante, a volte, dalla vera e propria devozione. Penso, tra i tedeschi,  a Hermann Hesse, che nell’edizione menzionata sceglie le sue “più belle poesie” e redige una significativa prefazione, così come a Diego Valeri e, soprattutto, a Cristina Campo tra gli italiani. Oggi, nel 141° anniversario della sua morte, propongo la lettura della sua poesia Um Mitternacht, A mezzanotte, scritta nel 1827, nella mia traduzione. (Anna Maria Curci)

Eduard Mörike 
A mezzanotte

Calma approdò la notte sulla terra,
Sognante si sorregge al pendio;
Ora il suo occhio vede la bilancia dorata
Del tempo riposare in piatti uguali.
E più spigliate scrosciano le fonti,
Cantano all’orecchio della madre, la notte,
Del giorno,
Del giorno che oggi è stato.

La ninnananna antica, primigenia –
Lei non vi bada, è stanca di sentirla;
Le suona ben più dolce l’azzurro del cielo,
Il giogo bilanciato delle ore fugaci.
Pur sempre hanno le fonti la parola,
Nel sonno le acque continuano a cantare
Del giorno,
Del giorno che oggi è stato.

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Eduard Mörike 
Um Mitternacht

Gelassen stieg die Nacht an Land,
Lehnt träumend an der Berge Wand;
Ihr Auge sieht die goldne Waage nun
Der Zeit in gleichen Schalen stille ruhn.
Und kecker rauschen die Quellen hervor,
Sie singen der Mutter, der Nacht, ins Ohr
Vom Tage,
Vom heute gewesenen Tage.

Das uralt alte Schlummerlied –
Sie achtet’s nicht, sie ist es müd‘;
Ihr klingt des Himmels Bläue süßer noch,
Der flücht’gen Stunden gleichgeschwungnes Joch.
Doch immer behalten die Quellen das Wort,
Es singen die Wasser im Schlafe noch fort
Vom Tage,
Vom heute gewesenen Tage.

Eduard Mörike, in: Eduard Mörike. Die schönsten Gedichte. Ausgewählt von Hermann Hesse. Mit Zeichnungen des Autors, Insel Verlag 1990: 72 (Suhrkamp Verlag 1978)

 

Su Poetarum Silva la puntata della rubrica “Tra le righe” dedicata a Eduard Mörike

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Hans Bender, Ritorno a casa

Posted by Anna Maria Curci su maggio 28, 2016

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Hans Bender, da qui

Oggi, 28 maggio 2016, ricorre il primo anniversario della morte di Hans Bender (1919 – 2015), poeta e prosatore poco noto al pubblico italiano e sempre molto attivo e vivace sulla scena letteraria tedesca (diresse per molti anni la rivista “Akzente”). Scelgo di ricordarlo oggi con la mia traduzione di una sua poesia del 1954, che affronta la tematica del reduce (Bender stesso fu prigioniero in Russia), ricorrente – con significativa intenzionalità, anche con l’assunzione del rischio di apparire inattuali in anni in cui altri ne avevano distolto lo sguardo – negli scritti dell’autore.  (Anna Maria Curci)

Ritorno a casa

 

Nella casacca del nemico,

in scarpe troppo grandi,

in autunno,

su sentieri maculati di foglie

torni a casa.

I galli cantano

la tua gioia al vento,

ed esitanti bussano

le tue nocche

alla porta nuova,

muta.

 

Hans Bender, 1954

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Heimkehr

 

Im Rock des Feindes,

in zu großen Schuhen,

im Herbst,

auf blattgefleckten Wegen

gehst du heim.

Die Hähne krähen

deine Freude in den Wind,

und zögernd pocht

dein Knöchel

an die stumme,

neue Tür.

 

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da “Lettera aperta a Nelly Sachs” di Hilde Domin

Posted by Anna Maria Curci su maggio 12, 2016

Nelly_Sachs

46 anni fa, il 12 maggio 1970, moriva Nelly Sachs. Il mio ricordo si nutre costantemente delle sue poesie e, insieme, degli scritti a lei dedicati da altri autori che, anch’essi, sono nel novero delle mie quotidiane frequentazioni. Tra questi, Hilde Domin, che cinquanta anni fa, nel 1966, scrisse una Lettera aperta a Nelly Sachs, della quale propongo qui di seguito la conclusione nella traduzione di Paola Del Zoppo e nell’originale in lingua tedesca.

Nelly, Tu sei così lontana. No, non in Svezia. Su quella via, dove «le nuove scoperte attendono i viaggiatori dell’anima». Perdona il mio chiamarti così. Gìrati e di’ ai tuoi giovani lettori in Germania, che c’è bisogno di ognuno affinché Tu non abbia seppellito inutilmente i morti: nella parola tedesca. In una parola dell’amore. L’«amor che move ’l sole e l’altre stelle», come dice il padre di tutti i poeti dell’esilio.  (Hilde Domin, da Lettera aperta a Nelly Sachs, in Alla fine è la parola / Am Ende ist das Wort. A cura di Paola Del Zoppo, Del Vecchio Editore 2013, p. 15, traduzione di Paola Del Zoppo).

Nelly, Du bist so sehr weit weg. Nein, nicht in Schweden. Auf dem Wege «wo die Neuentdeckungen für die Seelenfahrer harren». Verzeih, daß ich Dich auf diese Weise rufe. Drehe Dich um und sage Deinen jungen Lesern in Deutschland, daß jeder einzelne gebraucht wird, damit Du die Toten nicht umsonst bestattet hastim deutschen Wort. Einem Wort der Liebe. Der «Liebe, die die Sonne bewegt und die andern Sterne», wie der Vater aller Exildichter sagt.  (Hilde Domin, Offener Brief an Nelly Sachs, in: H.D., Gesammelte autobiographischen Schriften. Fast ein Lebenslauf, Fischer 2009, 175)

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