Unterwegs

In cammino

Enea Roversi

Posted by Anna Maria Curci su giugno 3, 2019

Dal “Giardino dei poeti” di Cristina Bove: Enea Roversi

il giardino dei poeti

Foto_Enea

Da Eclissi di luna (poesie 1981-1986), La Scuola di Pitagora, 2011:

Eclissi di luna

Giostra obliqua in un raggio di sole
scoppio di ginestre tra le siepi
il tuono è una similitudine
nel sogno della riconciliazione.
Infranto lo specchio dell’essere:
circo in piazza e bandiere al vento.
La Santa Inquisizione morde alle spalle
e l’ombra rugosa avanza lenta
carro cigolante sul binario arroventato.
Inventami un sogno pagano:
un’eclissi di luna torbida
per cavalcare la notte.

* * *
Dalla raccolta Asfissia, pubblicata nel volume Contatti, Edizioni Smasher, 2011:

passeggiata sui colli

quattro biciclette nella nebbia
lingue di fango e foglie
le vedo scendere
penetrare nel sentiero
come scroscio d’acqua
da qui i nostri passi lenti
ora più veloci poi assenti
la tua voce che mi parla
dolce all’orecchio
annuisco rispondo ti dico
cose pensate e malferme
cammino insieme a te
penso alle mie sconfitte
ma ti sorrido…

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la casa tra i binari

Posted by Anna Maria Curci su giugno 2, 2019

le strade che saliva
e scendeva la madre
e le parole i nomi

Giovanni Baldaccini, La casa tra i binari

scrivere per immagini

 

 

Caterina sognava di partire.
Io non l’ho conosciuta ma ne parlo
come se avessi visto la sua vita
quando prendeva il treno che restava
ma muoveva le ciglia
ed io vedevo l’oro e campi gialli
e l’aria che sentiva
vuota di cose e densa di calore
gli uccelli che calavano dal sole
il falco in alto
mosso dal suo vento
e muoveva i capelli Caterina
che non aveva un fazzoletto in testa
raccolta dietro un finestrino chiuso
e il paese
quando scendeva senza andare via
e case grigie viottoli di sassi
passi
le strade che saliva
e scendeva la madre
e le parole i nomi
Caterina odorava di qualcosa
che non conosco e i fiori sul balcone
dentro vasi di latta e paglia a terra
forse sentivo il peso della terra
quando lei ritornava sul sedile
da cui non s’era mossa e non guardava
oltre di là distante…

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Luciana Riommi

Posted by Anna Maria Curci su giugno 2, 2019

il giardino dei poeti

Parete finestra                  
         
                                           
ho amato nei miei giorni

a voler dire ancora questa è casa
dovrei ritrovare il mio cartone
le prospettive, gli angoli, il colore
e ricordare quanta libertà
di non avere niente
quanta povertà
ho amato nei miei giorni.
                                         
                           

non passa niente da fessure d’ombra
per quante parole presti alla mimesi
la cosa che, manco a dirlo, sembra un’emozione
e chissà cos’è dal vero.
in ogni modo, sempre di storie piccole si tratta,
che se ne parla a fare?
minime storie insoddisfatte
e tutti senza pace
pronti a sgranare inutilmente gli occhi:
vedi? non vedi?
vado? e dove andare?
cosa inventare?
se neanche sai cos’è che si dovrebbe soddisfare.
e tutti gli anni di abbandono,
quelli serviti a te
nel tempo personale
per far cadere un’ultima illusione
tra gli artifici dell’animazione.

ma il cancro…

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Peter Szondi, Eden

Posted by Anna Maria Curci su maggio 27, 2019


Novanta anni fa, il 27 maggio 1929, nasceva a Budapest Peter Szondi. Per ricordarlo propongo un brano tratto dai suoi Celan-Studien, per la precisione dal saggio Eden, intorno alla poesia TU GIACI che Paul Celan scrisse a Berlino nella notte tra il 22 dicembre e il 23 dicembre 1967. Il saggio è apparso nella mia traduzione nel volume curato da Marco Ercolani e pubblicato nel 2018 da Carteggi Letterari, L’archetipo della parola. René Char e Paul Celan. (Anna Maria Curci)

«Una delle prime sere del suo soggiorno berlinese Celan mi chiese un libro, dicendomi che non aveva niente da leggere con sé. Gli diedi il volume, uscito poco tempo prima, Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht. Dokumentation eines politischen Verbrechens [1] (L’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Documentazione di un delitto politico). In uno dei tragitti in auto tra il mio appartamento e l’Accademia delle Arti gli mostrai il residence «Eden», che si trova sul luogo in cui si trovava l’Hotel Eden, che nel gennaio del 1919 fungeva da sede del reparto della Garde-Kavallerie-Schützen-Division, e dove Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht avevano trascorso le ultime ore della loro vita.  L’«Eden» si trova proprio accanto all’«Europa Center», i cui negozi erano decorati per la festività imminente. L’oltraggio alla memoria delle due vittime dell’assassinio, rappresentato dal mantenimento del nome per il residence di lusso, fu argomento della nostra conversazione in automobile. È probabile che questo viaggio in auto sia stato il punto di partenza per la terza strofa:

Giunge la tavola con i doni,
svolta a un Eden –

A Karl Liebknecht e a Rosa Luxemburg, anche se i loro nomi non vengono menzionati, fa riferimento la strofa successiva, nella quale ritornano due frammenti di frasi tratte da verbali del processo riportate nel volume sulla documentazione dell’assassinio. Nella sua deposizione, il testimone Walter Alker dichiarò che alla sua domanda, se Karl Liebknecht fosse veramente morto, gli fu risposto che Liebknecht era bucherellato come un colabrodo[2]. E uno degli assassini, il cacciatore Runge, riferì che di Rosa Luxemburg era stato detto: La vecchia troia già nuota. [3] Nella poesia si leggono i versi:

L’uomo divenne un colabrodo, la donna
dovette nuotare, quella troia,
[…]

Il penultimo verso menziona il Landwehrkanal, nel quale il cadavere di Rosa Luxemburg era stato gettato dai suoi assassini – nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1967 Celan percorse in automobile lungo il Landwehrkanal il tratto di strada fino all’Anhalter Bahnhof[4] [stazione di Anhalt, v. LA CONTRESCARPE, brano citato in nota, n.d.T],  per la precisione fino alla spettrale facciata che ne era rimasta.

Questo resoconto biografico, al quale possono essere affidate indubbiamente altre poesie di Celan, non intende costituire il fondamento della poesia TU GIACI nel gran tendere l’orecchio… . C’è piuttosto da chiedersi se esso possa essere davvero posto alla base di una siffatta interpretazione. In quale misura la comprensione di una poesia dipende dalla conoscenza del materiale storico-biografico? Ovvero, quesito fondamentale: in quale misura una poesia è determinata da fattori che le sono esterni, e in quale misura questa determinazione esterna può essere compensata dalla logica interna della poesia? È certo che Celan non avrebbe scritto questa poesia o che essa sarebbe diventata un’altra senza la sequenza di esperienze vissute del suo soggiorno berlinese, determinata più dai suoi amici e dal caso che da lui stesso: senza i percorsi che lo portarono all’Havel, al Landwehrkanal, passando per l’«Eden», senza la visita del mercatino di Natale, della stanza dell’esecuzione capitale a Plötzensee, senza la lettura della documentazione su Luxemburg e Liebknecht la poesia non è immaginabile. Solo che Celan ha visto, letto, vissuto molte altre cose in quei giorni, cose che non hanno lasciato tracce nella poesia. In tal modo il condizionamento della poesia da parte delle casualità della vita reale viene limitato, perfino ostacolato dalla scelta che il poeta opera tra esse, scelta che,  non meno di quegli eventi più o meno casuali, è presupposto del componimento poetico o addirittura coincide con la sua genesi. Ci sarebbe da chiedersi se la determinazione esterna, i riferimenti alla realtà, non siano bilanciati da una autodeterminazione: l’interdipendenza dei singoli momenti nella poesia, che non lascia immutati anche quei riferimenti reali.»

[1]  a cura di F. Hannover-Drück e di H. Hannover, Frankfurt a. M. 1967 (= edition suhrkamp 233)
[2] ib. , p. 99
[3] ib., p. 129
[4] Questo tragitto notturno costituisce lo sfondo esperienziale della seconda poesia berlinese: LILA LUFT mit gelben Fensterflecken…  (ARIA LILLÀ con macchie gialle di finestre…. ) In Schneepart, p. 9.

Peter Szondi, Eden. Traduzione di Anna Maria Curci. In: Marco Ercolani (a cura di), L’archetipo della parola, René Char e Paul Celan, edizioni Carteggi Letterari 2018. Il brano riportato è alle pagine 147-149.

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Madri e coraggio

Posted by Anna Maria Curci su maggio 12, 2019

Helene Weigel alla prima di “Mutter Courage” in Germania, nel 1949 (dpa, da qui)

Madri e coraggio

Non è inutile dire
che figure materne
inusuali, ma vere,
è da Brecht che le trovi,
sia nel cerchio di gesso,
sia dalla vivandiera,
sia dalla vecchia indegna.

E mi piace pensare
che con l’occhio allertato
hanno a turno bussato:
“Forza, scrivi di me!”

 

Anna Maria Curci
12 maggio 2013 e 12 maggio 2019

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Traute Lafrenz

Posted by Anna Maria Curci su maggio 3, 2019

Traute Lafrenz

A Traute Lafrenz, che oggi compie cento anni

Rosa bianca, mi chiedi.
Che cosa fu l’amore?

La storia di un’estate
bruciò bella e fugace.

Rimase resistenza
testimone tenace
oltre la sepoltura.

Erna mi fu maestra.
Incitava al pensiero.

Hans e Sophie conobbi.
Esportai le parole
in più di una prigione.

Bianca rosa e la chioma
non si ferma il pensare.

 

Anna Maria Curci
3 maggio 2019

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A Gramsci

Posted by Anna Maria Curci su aprile 27, 2019

Roma, cimitero acattolico

A Gramsci

E qui mi fermo sempre
———-penso ai tuoi scritti
———-al tempo—- ad altre soste.

Anni addietro lasciammo i nostri segni
———-scansate foglie
———-sospese le parole.

 

Anna Maria Curci
29 luglio 2014-27 aprile 2019

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CLXX (25 aprile a Roma)

Posted by Anna Maria Curci su aprile 25, 2019

Roma, Porta San Paolo

CLXX (25 aprile a Roma)

 

Resistere ogni giorno, vita attiva
soccorre la memoria bersagliata.
In questa città aperta, piaga e porta,
si leva il canto di liberazione.

 

Anna Maria Curci
Roma, 25 aprile 2019

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Marie Luise Kaschnitz, Resurrezione

Posted by Anna Maria Curci su aprile 21, 2019

Resurrezione

Talvolta ci alziamo
Ci alziamo per la resurrezione
In pieno giorno
Con la nostra chioma che vive
Con la nostra pelle che respira.
Solo il consueto è attorno a noi.
Nessun miraggio di palme
Con leoni al pascolo
E lupi miti.

Le sveglie non smettono di ticchettare
Le loro lancette lucenti non si smorzano.

Eppure lieve
Eppure invulnerabile
Ordinato in ordine misterioso
Prefigurato in una casa di luce.

Marie Luise Kaschnitz
(traduzione di Anna Maria Curci)

Auferstehung

Manchmal stehen wir auf
Stehen wir zur Auferstehung auf
Mitten am Tage
Mit unserem lebendigen Haar
Mit unserer atmenden Haut
Nur das Gewohnte ist um uns.
Keine Fata Morgana von Palmen
Mit weidenden Löwen
Und sanften Wölfen.

Die Weckuhren hören nicht auf zu ticken
Ihre Leuchtzeiger löschen nicht aus.

Und dennoch leicht
Und dennoch unverwundbar
Geordnet in geheimnisvolle Ordnung
Vorweggenommen in ein Haus aus Licht.

 

Marie Luise Kaschnitz
da: Dein Schweigen – meine Stimme (“Il tuo silenzio, la mia voce“), Hamburg 1962

 

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Onna

Posted by Anna Maria Curci su aprile 6, 2019

Luigi Simonetta, Onna (Sibilla libica)

 

Onna

Di donna è il volto sfondato. Spalanca
seriale il paradosso di cartone
malamente inchiodato a Misurata.

Lei, l’oltraggiata, dispiega lontano
a fil di voce il sembiante. Puntella
pertinace l’assenza d’elezione.

E la sibilla libica rinnova
torcicollo aggraziato: di massacro
in massacro volge lo sguardo a Onna.

Anna Maria Curci

da: Nuove nomenclature e altre poesie, Fuoricollana, collana diretta da Fabio Michieli, casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, 2015, p. 34

Le terzine di Onna, il testo al quale Luigi Simonetta dedica la quinta immagine della galleria dedicata alle Nuove nomenclature, si muovono in terre devastate, tra l’Abruzzo della frazione dell’Aquila duramente colpita dal sisma del 2009 e luogo di un eccidio perpetrato dagli occupanti nazisti nel 1944 e la Libia della città simbolo della guerra alla vigilia delle elezioni politiche del 2012, prime elezioni libere (libere?) del dopo Gheddafi. Elezioni piene di ombre, come mostra l’infierire sul manifesto di una candidata. Volge lo sguardo la sibilla libica e c’è da chiedersi se lo faccia con tanto aggraziata quanto perenne inerzia. (Anna Maria Curci)

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