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Posts Tagged ‘Poesia’

Di luce che scolora

Posted by Anna Maria Curci su gennaio 2, 2020

 

Di luce che scolora

 

Di luce che scolora
che libera e cattura.

Lungo la strada s’apre
replica alla tristezza.

Lo stupore in agguato
la vince sull’affanno.

 

Anna Maria Curci
2 gennaio 2020

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Vigilia

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 24, 2019

Vigilia

 

Destinati a morire domandiamo un prodigio
W.H.Auden, For the Time Being: A Christmas Oratorio

 

Trema e chiede
spaurita insistente
volontà di respiro
nutrimento parvenza.

Mentre il vento la spoglia
scopre carne dall’oltre.

Il suo nome balbetta
atterrata si inchina
volge il dorso e prosegue
grida scandalo cieca.

Sente voci o le ignora.
Tu che leggi ora scegli.

 

Anna Maria Curci
24 dicembre 2019

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Controvento è il patire

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 21, 2019

Emil Nolde, Sturm (1906)

Controvento è il patire

Nelle opere e i giorni
di robusta incertezza
batte il tempo il sentore.
Controvento è il patire.

 

Anna Maria Curci
21 dicembre 2019

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Labrene, leggendo Landolfi

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 7, 2019

 

Labrene, leggendo Landolfi

Le ho viste scorrazzare su quei volti
rinnegate e solerti, le labrene.
Quando anche muraiole introdurranno
si dirà: non è attacco, è un’infiorata.

 

Anna Maria Curci
7 dicembre 2019

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Nota di lettura: Anna Maria Curci, Nei giorni per versi

Posted by Anna Maria Curci su novembre 16, 2019

Il mio grazie sonoro va a Giovanna Amato per le sue considerazioni, apparse su Poetarum Silva, sui testi che compongono Nei giorni per versi e per le note che ne scaturiscono, in timbri acuti e profondi: Nota di lettura: Anna Maria Curci, Nei giorni per versi

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Quartóra

Posted by Anna Maria Curci su agosto 14, 2019

             Quartara

 

Quartóra

 

Dura più a lungo di una vita intera,
dice mio zio in dialetto* e non traduce.
Rimescolo i tasselli quando è sera
tanto per fronteggiare il piglio truce

di massime schiaffate in buona fede
e in mistilingui chicche di saggezza.
Sunto dei sunti è: “Di’ t’ pr’vede”,
detto del padre di cui ho contezza

da quando balbettavo i primi passi
nell’era che prevenne la ragione,
il digerir parole come massi.

Di tanta gravità chiedo cagione
al tempo: verdetto o una quartóra?
Un terno secco d’occasione, allora?

 

Anna Maria Curci
31 luglio 2010 – 14 agosto 2019

 

* «La quartora ruott’ diur’ cchiù d’ la son’»

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La parte buona

Posted by Anna Maria Curci su luglio 22, 2019

Jan Vermeer (attribuito a), Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery of Scotland, Edinburgo

 

«ὀλίγων δέ ἐστιν χρεία ἡ ἑνὸς· Μαριὰμ γὰρ τὴν ἀγαθὴν μερίδα ἐξελέξατο ἥτις οὐκ ἀφαιρεθήσεται αὐτῆς.»

(Luca 10, 42)

La parte buona

Con Marta mi scervello, e con Maria.
Perché “la parte buona” è ora “migliore”?
Con il superlativo, traduttore,
sentenzi e scindi quella sola via.

 

Anna Maria Curci
22 luglio 2019

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CLXXI

Posted by Anna Maria Curci su giugno 29, 2019

Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Opera attribuita a Jacopo Ponte detto Bassano – Varese, Museo d’arte moderna e contemporanea

 

CLXXI

 

Quand’è che principiammo a destinare
la fragranza del pane a chi latrava,
quand’è che dismettemmo madre e padre,
che chiamammo sorgente il cherosene?

 

Anna Maria Curci
29 giugno 2019

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Peter Szondi, Eden

Posted by Anna Maria Curci su maggio 27, 2019


Novanta anni fa, il 27 maggio 1929, nasceva a Budapest Peter Szondi. Per ricordarlo propongo un brano tratto dai suoi Celan-Studien, per la precisione dal saggio Eden, intorno alla poesia TU GIACI che Paul Celan scrisse a Berlino nella notte tra il 22 dicembre e il 23 dicembre 1967. Il saggio è apparso nella mia traduzione nel volume curato da Marco Ercolani e pubblicato nel 2018 da Carteggi Letterari, L’archetipo della parola. René Char e Paul Celan. (Anna Maria Curci)

«Una delle prime sere del suo soggiorno berlinese Celan mi chiese un libro, dicendomi che non aveva niente da leggere con sé. Gli diedi il volume, uscito poco tempo prima, Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht. Dokumentation eines politischen Verbrechens [1] (L’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Documentazione di un delitto politico). In uno dei tragitti in auto tra il mio appartamento e l’Accademia delle Arti gli mostrai il residence «Eden», che si trova sul luogo in cui si trovava l’Hotel Eden, che nel gennaio del 1919 fungeva da sede del reparto della Garde-Kavallerie-Schützen-Division, e dove Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht avevano trascorso le ultime ore della loro vita.  L’«Eden» si trova proprio accanto all’«Europa Center», i cui negozi erano decorati per la festività imminente. L’oltraggio alla memoria delle due vittime dell’assassinio, rappresentato dal mantenimento del nome per il residence di lusso, fu argomento della nostra conversazione in automobile. È probabile che questo viaggio in auto sia stato il punto di partenza per la terza strofa:

Giunge la tavola con i doni,
svolta a un Eden –

A Karl Liebknecht e a Rosa Luxemburg, anche se i loro nomi non vengono menzionati, fa riferimento la strofa successiva, nella quale ritornano due frammenti di frasi tratte da verbali del processo riportate nel volume sulla documentazione dell’assassinio. Nella sua deposizione, il testimone Walter Alker dichiarò che alla sua domanda, se Karl Liebknecht fosse veramente morto, gli fu risposto che Liebknecht era bucherellato come un colabrodo[2]. E uno degli assassini, il cacciatore Runge, riferì che di Rosa Luxemburg era stato detto: La vecchia troia già nuota. [3] Nella poesia si leggono i versi:

L’uomo divenne un colabrodo, la donna
dovette nuotare, quella troia,
[…]

Il penultimo verso menziona il Landwehrkanal, nel quale il cadavere di Rosa Luxemburg era stato gettato dai suoi assassini – nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1967 Celan percorse in automobile lungo il Landwehrkanal il tratto di strada fino all’Anhalter Bahnhof[4] [stazione di Anhalt, v. LA CONTRESCARPE, brano citato in nota, n.d.T],  per la precisione fino alla spettrale facciata che ne era rimasta.

Questo resoconto biografico, al quale possono essere affidate indubbiamente altre poesie di Celan, non intende costituire il fondamento della poesia TU GIACI nel gran tendere l’orecchio… . C’è piuttosto da chiedersi se esso possa essere davvero posto alla base di una siffatta interpretazione. In quale misura la comprensione di una poesia dipende dalla conoscenza del materiale storico-biografico? Ovvero, quesito fondamentale: in quale misura una poesia è determinata da fattori che le sono esterni, e in quale misura questa determinazione esterna può essere compensata dalla logica interna della poesia? È certo che Celan non avrebbe scritto questa poesia o che essa sarebbe diventata un’altra senza la sequenza di esperienze vissute del suo soggiorno berlinese, determinata più dai suoi amici e dal caso che da lui stesso: senza i percorsi che lo portarono all’Havel, al Landwehrkanal, passando per l’«Eden», senza la visita del mercatino di Natale, della stanza dell’esecuzione capitale a Plötzensee, senza la lettura della documentazione su Luxemburg e Liebknecht la poesia non è immaginabile. Solo che Celan ha visto, letto, vissuto molte altre cose in quei giorni, cose che non hanno lasciato tracce nella poesia. In tal modo il condizionamento della poesia da parte delle casualità della vita reale viene limitato, perfino ostacolato dalla scelta che il poeta opera tra esse, scelta che,  non meno di quegli eventi più o meno casuali, è presupposto del componimento poetico o addirittura coincide con la sua genesi. Ci sarebbe da chiedersi se la determinazione esterna, i riferimenti alla realtà, non siano bilanciati da una autodeterminazione: l’interdipendenza dei singoli momenti nella poesia, che non lascia immutati anche quei riferimenti reali.»

[1]  a cura di F. Hannover-Drück e di H. Hannover, Frankfurt a. M. 1967 (= edition suhrkamp 233)
[2] ib. , p. 99
[3] ib., p. 129
[4] Questo tragitto notturno costituisce lo sfondo esperienziale della seconda poesia berlinese: LILA LUFT mit gelben Fensterflecken…  (ARIA LILLÀ con macchie gialle di finestre…. ) In Schneepart, p. 9.

Peter Szondi, Eden. Traduzione di Anna Maria Curci. In: Marco Ercolani (a cura di), L’archetipo della parola, René Char e Paul Celan, edizioni Carteggi Letterari 2018. Il brano riportato è alle pagine 147-149.

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Madri e coraggio

Posted by Anna Maria Curci su maggio 12, 2019

Helene Weigel alla prima di “Mutter Courage” in Germania, nel 1949 (dpa, da qui)

Madri e coraggio

Non è inutile dire
che figure materne
inusuali, ma vere,
è da Brecht che le trovi,
sia nel cerchio di gesso,
sia dalla vivandiera,
sia dalla vecchia indegna.

E mi piace pensare
che con l’occhio allertato
hanno a turno bussato:
“Forza, scrivi di me!”

 

Anna Maria Curci
12 maggio 2013 e 12 maggio 2019

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