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Posts Tagged ‘Traduzioni’

Marie Luise Kaschnitz, Una poesia

Posted by Anna Maria Curci su agosto 3, 2021

Una poesia

Una poesia, fatta di parole.
Da dove arrivano le parole?
Dagli interstizi come onischi,
Dalla deutzia come fiori,
Dal fuoco come fischi,
Ciò che mi tocca in sorte, lo prendo,

Pettinarla contropelo,
Accoppiarla contro natura,
Rasarla a zero,
Lavare in bagno di liscivia
La mia parola

La mia colomba, la mia straniera,
Strappata dalle labbra,
Scagliata via dal fiato,
Scritta nelle sabbie mobili

Con sue simili
Con sue dissimili

Riga dopo riga,
Il mio personale deserto
Riga dopo riga
Il mio paradiso

 

Marie Luise Kaschnitz

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Ein Gedicht

Ein Gedicht, aus Worten gemacht.
Wo kommen die Worte her?
Aus den Fugen wie Asseln,
Aus dem Maistrauch wie Blüten,
Aus dem Feuer wie Pfiffe,
Was mir zufällt, nehm ich,

Es zu kämmen gegen den Strich,
Es zu paaren widernatürlich,
Es nackt zu scheren,
In Lauge zu waschen
Mein Wort

Meine Taube, mein Fremdling,
Von den Lippen zerrissen,
Vom Atem gestoßen,
In den Flugsand geschrieben

Mit seinesgleichen
Mit seinesungleichen

Zeile für Zeile,
Meine eigene Wüste
Zeile für Zeile
Mein Paradies.

 

Marie Luise Kaschnitz

(in: Marie Luise Kaschnitz, Dein Schweigen, meine Stimme : Gedichte 1958 – 1961, Hamburg 1962, p. 78)

 

 

 

 

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Wallace Stevens, Un piatto di pesche in Russia

Posted by Anna Maria Curci su agosto 2, 2021

Un piatto di pesche in Russia

 

 

Con il mio corpo intero assaporo queste pesche,
Le tocco e le annuso. Chi parla?

Le assorbo come l‘Angioino
Assorbe l’Angiò. Le vedo come vede un amante,

Come un giovane amante vede i primi boccioli di primavera
E come lo spagnolo nero suona la sua chitarra.

Chi parla? Ma dev’essere quell’io,
Quell’animale, quel russo, quell’esiliato, per il quale

Le campane della chiesetta germinano suoni in
Fondo. Le pesche sono grandi e rotonde,

Oh! e rosse; e hanno la peluria della pesca, oh!
Sono colme di succo e la pelle è morbida.

Sono colme dei colori del mio paese
E del bel tempo, dell’estate, di rugiada, di pace.

È placida la stanza là dove esse sono.
Le finestre sono aperte. La luce del sole colma

Le tende. Perfino lo scostarsi delle tende,
Per quanto sia lieve, mi turba. Non sapevo

Che tali atrocità potessero strappare
Un sé da un altro, come fanno queste pesche.

 

Wallace Stevens

(Traduzione di Anna Maria Curci)

 

 

A Dish of Peaches in Russia

 

With my whole body I taste these peaches,
I touch them and smell them. Who speaks?

I absorb them as the Angevine
Absorbs Anjou. I see them as a lover sees,

As a young lover sees the first buds of spring
And as the black Spaniard plays his guitar.

Who speaks? But it must be that I,
That animal, that Russian, that exile, for whom

The bells of the chapel pullulate sounds at
Heart. The peaches are large and round,

Ah! and red; and they have peach fuzz, ah!
They are full of juice and the skin is soft.

They are full of the colors of my village
And of fair weather, summer, dew, peace.

The room is quiet where they are.
The windows are open. The sunlight fills

The curtains. Even the drifting of the curtains,
Slight as it is, disturbs me. I did not know

That such ferocities could tear
One self from another, as these peaches do.

 

(in: “Poetry. A Magazine of  Verse”, Vol. IV, n. 4, July 1939, pp. 180-181: poi in The Collected Poems of Wallace Stevens, 1954, p. 224)

Ricorrono oggi, 2 agosto 2021. sessantasei anni dalla morte di Wallace Stevens.

 

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La parte buona

Posted by Anna Maria Curci su luglio 22, 2019

Jan Vermeer (attribuito a), Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery of Scotland, Edinburgo

 

«ὀλίγων δέ ἐστιν χρεία ἡ ἑνὸς· Μαριὰμ γὰρ τὴν ἀγαθὴν μερίδα ἐξελέξατο ἥτις οὐκ ἀφαιρεθήσεται αὐτῆς.»

(Luca 10, 42)

La parte buona

Con Marta mi scervello, e con Maria.
Perché “la parte buona” è ora “migliore”?
Con il superlativo, traduttore,
sentenzi e scindi quella sola via.

 

Anna Maria Curci
22 luglio 2019

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John Keats, da “Ode a un usignolo”

Posted by Anna Maria Curci su febbraio 23, 2019

John Keats ritratto da William Hilton

Ode a un usignolo

Soffre il mio cuore, e sonnolento un torpore mi tormenta
——-I sensi, come se avessi bevuto la cicuta,
O dato fondo a qualche ottuso oppiaceo
——-Solo un minuto fa, e fossi sprofondato giù nel Lete:
Non per invidia di felice sorte,
——-Ma perché troppo felice nella tua felicità, –
————Ché tu, Driade degli alberi dalle ali lievi,
——————In un podere melodioso,
Verde di faggi, e d’ombre che non so contare
——-Dell’estate canti a tuo agio a gola piena.

[…]

Tu non nascesti per la morte, Uccello immortale!
——-Generazioni affamate non ti hanno calpestato,
La voce che odo in questa notte che scorre fu udita
——-In giorni antichi da giullare e imperatore:
Forse la stessa identica canzone che trovò un sentiero
——Per il cuore triste di Rut, quand’ella colma di nostalgia
———-Stava in lacrime in mezzo al grano straniero;
—————–La stessa che più e più volte ha
Incantato finestre magiche aperte sulla schiuma
——Di mari perigliosi in desuete lande di fate.

[…]

John Keats
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Ode to a Nightingale

My heart aches, and a drowsy numbness pains
—–My sense, as though of hemlock I had drunk,
Or emptied some dull opiate to the drains
—–One minute past, and Lethe-wards had sunk:
‘Tis not through envy of thy happy lot,
—–But being too happy in thine happiness,—
———That thou, light-winged Dryad of the trees
————-In some melodious plot
Of beechen green, and shadows numberless,
——Singest of summer in full-throated ease.

[…]

Thou wast not born for death, immortal Bird!
—–No hungry generations tread thee down;
The voice I hear this passing night was heard
—–In ancient days by emperor and clown:
Perhaps the self-same song that found a path
—–Through the sad heart of Ruth, when, sick for home,
———-She stood in tears amid the alien corn;
—————The same that oft-times hath
Charm’d magic casements, opening on the foam
—–Of perilous seas, in faery lands forlorn.

[…]

John Keats, morto a Roma il 23 febbraio 1821, sepolto a Roma nel cimitero acattolico, alle spalle della Piramide Cestia.

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Clemens Brentano, Canto notturno della filatrice

Posted by Anna Maria Curci su settembre 9, 2018

Canto notturno della filatrice

Forse tanti anni orsono
Cantava l’usignolo,
Era dolce quel suono,
Quando insieme eravamo.

Io canto e non so piangere,
E filo così sola
Il filo chiaro e puro,
Finché splende la luna.

Quando stavamo insieme,
Cantava l’usignolo,
Ricorda ora a me il suo suono,
Che via da me sei andato.

A ogni brillar di luna,
A te penso soltanto,
Il cuore mio è chiaro e puro,
Che Dio voglia riunirci.

Da che via da me sei andato,
Senza sosta canta l’usignolo,
Penso, ascoltando il suo suono,
A quando insieme eravamo.

Che Dio voglia riunirci,
Qui filo così sola,
Splende la luna chiara e pura,
Io canto e vorrei piangere!

 

Clemens Brentano, nato il 9 settembre 1778
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Der Spinnerin Nachtlied

Es sang vor langen Jahren
Wohl auch die Nachtigall,
Das war wohl süßer Schall,
Da wir zusammen waren.

Ich sing und kann nicht weinen,
Und spinne so allein
Den Faden klar und rein,
So lang der Mond wird scheinen.

Da wir zusammen waren,
Da sang die Nachtigall,
Nun mahnet mich ihr Schall,
Daß du von mir gefahren.

So oft der Mond mag scheinen,
Gedenk ich dein allein,
Mein Herz ist klar und rein,
Gott wolle uns vereinen.

Seit du von mir gefahren,
Singt stets die Nachtigall,
Ich denk bei ihrem Schall,
Wie wir zusammen waren.

Gott wolle uns vereinen,
Hier spinn ich so allein,
Der Mond scheint klar und rein,
Ich sing und möchte weinen!

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Brigitte Kronauer, da “Il deserto e il suo profeta”

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 29, 2017

Brigitte Kronauer, da: Il deserto e il suo profeta (su Geertgen tot Sint Jans)

 

[…] Spiccati tratti distintivi del Battista, se si prescinde dagli occhi profondamente assorti all’altra estremità del corpo in posizione di abbandono, sono i piedi tozzi dalla personalità marcata, base terrena, vestigia della vita lavorativa, che ingannano il tempo l’uno con l’altro come servi impacciati, dimenticati. Il ritratto del Battista, tuttavia, non si limita affatto ai contorni della sua figura. Si estende fino ai quattro angoli del dipinto. Tutto ciò che si vede è Giovanni, tutto ciò che si vede è – in ampia corporeità – paesaggio. I piedi, fedeli servitori, hanno forse già iniziato a tramutarsi in un nodoso apparato di radici. Gli occhi, punti minuscoli esattamente al centro del tutto, non sono altro che due strettoie nere, fori attraverso i quali si viene introdotti – una cataratta personale – ai prodigi di una natura che vibra in modo languido-melodico, in un regno mite, muscoso, sognante, con il quale lui, seduto, nella tunica color corteccia e nel mantello verdeazzurro, si è messo in sintonia osmotica, cosicché tutto sembra respirare allo stesso ritmo, il suo corpo, gli animali brunastri, le colline azzurre in lontananza e verdi da vicino […].

 

 

da: Brigitte Kronauer, Die Einöde und ihr Prophet. Über Menschen und Bilder, Klett-Cotta 1996, 103-104

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Rose Ausländer, Autunno

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 4, 2017

 

Autunno

Anche in autunno
gli uccelli cantano
questo popolo eletto

Noi che indossiamo maschere
abbiamo disimparato
a tendere l‘orecchio
al colloquio tra merli
e alla musica interiore

Autunno
il nemico cordiale

Poni il tuo spazio
nella cornice
del tempo

 

Rose Ausländer

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Herbst

Auch im Herbst
singen die Vögel
dies auserwählte Volk

Wir Maskenträger
haben verlernt
zu lauschen
dem Amselgespräch
und der innern Musik

Herbst
der freundliche Feind

Leg deinen Raum
in den Rahmen
der Zeit

 

Rose Ausländer

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Roberto Fernández Iglesias, da: Poemas juntos y revueltos

Posted by Anna Maria Curci su ottobre 8, 2017

Negare tutto
nonsaperenonsaperenonsaperenon
mordersi la coda
scrostare la solitudine
———– alle cisterne
mordersi la coda
imparare
———–sottomettersi
La tranquillità
è un palo per pisciare
mordersi la coda

Roberto Fernández Iglesias, da: Poemas juntos y revueltos, Toluca, Estado de México 2013, p. 101
(traduzione di Anna Maria Curci)

Negarlo todo
nosabernosabernosaberno
perseguirse la cola
quitarle la soledad
———-a los tinacos
perseguirse la cola
aprender
———–someterse
La tranquillidad
es un poste para orinar
perseguirse la cola

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Claire Beyer, Una poesia

Posted by Anna Maria Curci su luglio 13, 2017

Claire Beyer, foto di Iris Bach

Una poesia di Claire Beyer nella mia traduzione oggi, 13 luglio 2017, nel giorno del suo 70° compleanno.

Una poesia

Una poesia vive di
verità, non di nubi fitte
o raggi di sole
una poesia è l’impronta del piede
nella sabbia, è più che
respiro e
dignità
Una poesia sta appesa in
cortili interni e in segrete di castelli
e sempre è
una ferita del tempo

Claire Beyer
(traduzione di Anna Maria Curci)

Ein Gedicht

Ein Gedicht lebt von
Wahrheit, nicht von Wolkendichte
oder Sonnenstrahlen
ein Gedicht ist der Fußabdruck
im Sand, ist mehr als
Atemzug und
Würde
Ein Gedicht hängt in
Hinterhöfen und Schloßkammern
und immer ist es
eine Wunde der Zeit

Claire Beyer
(da: C.B., Texte, Lyrik und Kurzprosa, Dillmann Verlag 1989)

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Ingeborg Bachmann, Hôtel de la Paix

Posted by Anna Maria Curci su luglio 12, 2016

Hotel_de_la_Paix

La prima apparizione di questa poesia di Ingeborg Bachmann risale al 1° febbraio 1957 (archivio delle registrazioni della NDR di Amburgo)


Hôtel de la Paix

Dalle pareti crolla senza far rumore il peso delle rose,
e dalla trama del tappeto sbucano fondo e basamento.
Si spezza al lume il cuore di luce.
Buio. Passi.
Davanti alla morte si è chiuso a scatto il catenaccio.

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Questo è il testo originale:

Hôtel de la Paix

Die Rosenlast stürzt lautlos von den Wänden,
und durch den Teppich scheinen Grund und Boden.
Das Lichtherz bricht der Lampe
Dunkel. Schritte.
Der Riegel hat sich vor den Tod geschoben.

 

Qui per ascoltare Ingeborg Bachmann che recita Hôtel de la Paix

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