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Posts Tagged ‘Traduzioni’

La parte buona

Posted by Anna Maria Curci su luglio 22, 2019

Jan Vermeer (attribuito a), Cristo in casa di Marta e Maria, National Gallery of Scotland, Edinburgo

 

«ὀλίγων δέ ἐστιν χρεία ἡ ἑνὸς· Μαριὰμ γὰρ τὴν ἀγαθὴν μερίδα ἐξελέξατο ἥτις οὐκ ἀφαιρεθήσεται αὐτῆς.»

(Luca 10, 42)

La parte buona

Con Marta mi scervello, e con Maria.
Perché “la parte buona” è ora “migliore”?
Con il superlativo, traduttore,
sentenzi e scindi quella sola via.

 

Anna Maria Curci
22 luglio 2019

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John Keats, da “Ode a un usignolo”

Posted by Anna Maria Curci su febbraio 23, 2019

John Keats ritratto da William Hilton

Ode a un usignolo

Soffre il mio cuore, e sonnolento un torpore mi tormenta
——-I sensi, come se avessi bevuto la cicuta,
O dato fondo a qualche ottuso oppiaceo
——-Solo un minuto fa, e fossi sprofondato giù nel Lete:
Non per invidia di felice sorte,
——-Ma perché troppo felice nella tua felicità, –
————Ché tu, Driade degli alberi dalle ali lievi,
——————In un podere melodioso,
Verde di faggi, e d’ombre che non so contare
——-Dell’estate canti a tuo agio a gola piena.

[…]

Tu non nascesti per la morte, Uccello immortale!
——-Generazioni affamate non ti hanno calpestato,
La voce che odo in questa notte che scorre fu udita
——-In giorni antichi da giullare e imperatore:
Forse la stessa identica canzone che trovò un sentiero
——Per il cuore triste di Rut, quand’ella colma di nostalgia
———-Stava in lacrime in mezzo al grano straniero;
—————–La stessa che più e più volte ha
Incantato finestre magiche aperte sulla schiuma
——Di mari perigliosi in desuete lande di fate.

[…]

John Keats
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Ode to a Nightingale

My heart aches, and a drowsy numbness pains
—–My sense, as though of hemlock I had drunk,
Or emptied some dull opiate to the drains
—–One minute past, and Lethe-wards had sunk:
‘Tis not through envy of thy happy lot,
—–But being too happy in thine happiness,—
———That thou, light-winged Dryad of the trees
————-In some melodious plot
Of beechen green, and shadows numberless,
——Singest of summer in full-throated ease.

[…]

Thou wast not born for death, immortal Bird!
—–No hungry generations tread thee down;
The voice I hear this passing night was heard
—–In ancient days by emperor and clown:
Perhaps the self-same song that found a path
—–Through the sad heart of Ruth, when, sick for home,
———-She stood in tears amid the alien corn;
—————The same that oft-times hath
Charm’d magic casements, opening on the foam
—–Of perilous seas, in faery lands forlorn.

[…]

John Keats, morto a Roma il 23 febbraio 1821, sepolto a Roma nel cimitero acattolico, alle spalle della Piramide Cestia.

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Clemens Brentano, Canto notturno della filatrice

Posted by Anna Maria Curci su settembre 9, 2018

Canto notturno della filatrice

Forse tanti anni orsono
Cantava l’usignolo,
Era dolce quel suono,
Quando insieme eravamo.

Io canto e non so piangere,
E filo così sola
Il filo chiaro e puro,
Finché splende la luna.

Quando stavamo insieme,
Cantava l’usignolo,
Ricorda ora a me il suo suono,
Che via da me sei andato.

A ogni brillar di luna,
A te penso soltanto,
Il cuore mio è chiaro e puro,
Che Dio voglia riunirci.

Da che via da me sei andato,
Senza sosta canta l’usignolo,
Penso, ascoltando il suo suono,
A quando insieme eravamo.

Che Dio voglia riunirci,
Qui filo così sola,
Splende la luna chiara e pura,
Io canto e vorrei piangere!

 

Clemens Brentano, nato il 9 settembre 1778
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Der Spinnerin Nachtlied

Es sang vor langen Jahren
Wohl auch die Nachtigall,
Das war wohl süßer Schall,
Da wir zusammen waren.

Ich sing und kann nicht weinen,
Und spinne so allein
Den Faden klar und rein,
So lang der Mond wird scheinen.

Da wir zusammen waren,
Da sang die Nachtigall,
Nun mahnet mich ihr Schall,
Daß du von mir gefahren.

So oft der Mond mag scheinen,
Gedenk ich dein allein,
Mein Herz ist klar und rein,
Gott wolle uns vereinen.

Seit du von mir gefahren,
Singt stets die Nachtigall,
Ich denk bei ihrem Schall,
Wie wir zusammen waren.

Gott wolle uns vereinen,
Hier spinn ich so allein,
Der Mond scheint klar und rein,
Ich sing und möchte weinen!

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Brigitte Kronauer, da “Il deserto e il suo profeta”

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 29, 2017

Brigitte Kronauer, da: Il deserto e il suo profeta (su Geertgen tot Sint Jans)

 

[…] Spiccati tratti distintivi del Battista, se si prescinde dagli occhi profondamente assorti all’altra estremità del corpo in posizione di abbandono, sono i piedi tozzi dalla personalità marcata, base terrena, vestigia della vita lavorativa, che ingannano il tempo l’uno con l’altro come servi impacciati, dimenticati. Il ritratto del Battista, tuttavia, non si limita affatto ai contorni della sua figura. Si estende fino ai quattro angoli del dipinto. Tutto ciò che si vede è Giovanni, tutto ciò che si vede è – in ampia corporeità – paesaggio. I piedi, fedeli servitori, hanno forse già iniziato a tramutarsi in un nodoso apparato di radici. Gli occhi, punti minuscoli esattamente al centro del tutto, non sono altro che due strettoie nere, fori attraverso i quali si viene introdotti – una cataratta personale – ai prodigi di una natura che vibra in modo languido-melodico, in un regno mite, muscoso, sognante, con il quale lui, seduto, nella tunica color corteccia e nel mantello verdeazzurro, si è messo in sintonia osmotica, cosicché tutto sembra respirare allo stesso ritmo, il suo corpo, gli animali brunastri, le colline azzurre in lontananza e verdi da vicino […].

 

 

da: Brigitte Kronauer, Die Einöde und ihr Prophet. Über Menschen und Bilder, Klett-Cotta 1996, 103-104

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Rose Ausländer, Autunno

Posted by Anna Maria Curci su dicembre 4, 2017

 

Autunno

Anche in autunno
gli uccelli cantano
questo popolo eletto

Noi che indossiamo maschere
abbiamo disimparato
a tendere l‘orecchio
al colloquio tra merli
e alla musica interiore

Autunno
il nemico cordiale

Poni il tuo spazio
nella cornice
del tempo

 

Rose Ausländer

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Herbst

Auch im Herbst
singen die Vögel
dies auserwählte Volk

Wir Maskenträger
haben verlernt
zu lauschen
dem Amselgespräch
und der innern Musik

Herbst
der freundliche Feind

Leg deinen Raum
in den Rahmen
der Zeit

 

Rose Ausländer

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Roberto Fernández Iglesias, da: Poemas juntos y revueltos

Posted by Anna Maria Curci su ottobre 8, 2017

Negare tutto
nonsaperenonsaperenonsaperenon
mordersi la coda
scrostare la solitudine
———– alle cisterne
mordersi la coda
imparare
———–sottomettersi
La tranquillità
è un palo per pisciare
mordersi la coda

Roberto Fernández Iglesias, da: Poemas juntos y revueltos, Toluca, Estado de México 2013, p. 101
(traduzione di Anna Maria Curci)

Negarlo todo
nosabernosabernosaberno
perseguirse la cola
quitarle la soledad
———-a los tinacos
perseguirse la cola
aprender
———–someterse
La tranquillidad
es un poste para orinar
perseguirse la cola

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Claire Beyer, Una poesia

Posted by Anna Maria Curci su luglio 13, 2017

Claire Beyer, foto di Iris Bach

Una poesia di Claire Beyer nella mia traduzione oggi, 13 luglio 2017, nel giorno del suo 70° compleanno.

Una poesia

Una poesia vive di
verità, non di nubi fitte
o raggi di sole
una poesia è l’impronta del piede
nella sabbia, è più che
respiro e
dignità
Una poesia sta appesa in
cortili interni e in segrete di castelli
e sempre è
una ferita del tempo

Claire Beyer
(traduzione di Anna Maria Curci)

Ein Gedicht

Ein Gedicht lebt von
Wahrheit, nicht von Wolkendichte
oder Sonnenstrahlen
ein Gedicht ist der Fußabdruck
im Sand, ist mehr als
Atemzug und
Würde
Ein Gedicht hängt in
Hinterhöfen und Schloßkammern
und immer ist es
eine Wunde der Zeit

Claire Beyer
(da: C.B., Texte, Lyrik und Kurzprosa, Dillmann Verlag 1989)

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Ingeborg Bachmann, Hôtel de la Paix

Posted by Anna Maria Curci su luglio 12, 2016

Hotel_de_la_Paix

La prima apparizione di questa poesia di Ingeborg Bachmann risale al 1° febbraio 1957 (archivio delle registrazioni della NDR di Amburgo)


Hôtel de la Paix

Dalle pareti crolla senza far rumore il peso delle rose,
e dalla trama del tappeto sbucano fondo e basamento.
Si spezza al lume il cuore di luce.
Buio. Passi.
Davanti alla morte si è chiuso a scatto il catenaccio.

Ingeborg Bachmann
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Questo è il testo originale:

Hôtel de la Paix

Die Rosenlast stürzt lautlos von den Wänden,
und durch den Teppich scheinen Grund und Boden.
Das Lichtherz bricht der Lampe
Dunkel. Schritte.
Der Riegel hat sich vor den Tod geschoben.

 

Qui per ascoltare Ingeborg Bachmann che recita Hôtel de la Paix

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Eduard Mörike, A mezzanotte

Posted by Anna Maria Curci su giugno 4, 2016

Moerike_Gedichte_cop

Un viaggio rinnovato, il mio, nella poesia di Mörike, che non ha mai attirato grandi folle di lettori, ma che, in compenso ha saputo legare a sé poeti e narratori in un rapporto di consuetudine non distante, a volte, dalla vera e propria devozione. Penso, tra i tedeschi,  a Hermann Hesse, che nell’edizione menzionata sceglie le sue “più belle poesie” e redige una significativa prefazione, così come a Diego Valeri e, soprattutto, a Cristina Campo tra gli italiani. Oggi, nel 141° anniversario della sua morte, propongo la lettura della sua poesia Um Mitternacht, A mezzanotte, scritta nel 1827, nella mia traduzione. (Anna Maria Curci)

Eduard Mörike 
A mezzanotte

Calma approdò la notte sulla terra,
Sognante si sorregge al pendio;
Ora il suo occhio vede la bilancia dorata
Del tempo riposare in piatti uguali.
E più spigliate scrosciano le fonti,
Cantano all’orecchio della madre, la notte,
Del giorno,
Del giorno che oggi è stato.

La ninnananna antica, primigenia –
Lei non vi bada, è stanca di sentirla;
Le suona ben più dolce l’azzurro del cielo,
Il giogo bilanciato delle ore fugaci.
Pur sempre hanno le fonti la parola,
Nel sonno le acque continuano a cantare
Del giorno,
Del giorno che oggi è stato.

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Eduard Mörike 
Um Mitternacht

Gelassen stieg die Nacht an Land,
Lehnt träumend an der Berge Wand;
Ihr Auge sieht die goldne Waage nun
Der Zeit in gleichen Schalen stille ruhn.
Und kecker rauschen die Quellen hervor,
Sie singen der Mutter, der Nacht, ins Ohr
Vom Tage,
Vom heute gewesenen Tage.

Das uralt alte Schlummerlied –
Sie achtet’s nicht, sie ist es müd‘;
Ihr klingt des Himmels Bläue süßer noch,
Der flücht’gen Stunden gleichgeschwungnes Joch.
Doch immer behalten die Quellen das Wort,
Es singen die Wasser im Schlafe noch fort
Vom Tage,
Vom heute gewesenen Tage.

Eduard Mörike, in: Eduard Mörike. Die schönsten Gedichte. Ausgewählt von Hermann Hesse. Mit Zeichnungen des Autors, Insel Verlag 1990: 72 (Suhrkamp Verlag 1978)

 

Su Poetarum Silva la puntata della rubrica “Tra le righe” dedicata a Eduard Mörike

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Erich Loest, a 90 anni dalla nascita

Posted by Anna Maria Curci su febbraio 24, 2016

Erich_Loest

Erich Loest, da qui

Novanta anni fa, il 24 febbraio 1926, nasceva a Mittweida in Sassonia Erich Loest, che sulla storia tedesca – cronaca, testimonianza, critica – non ha fatto mai mancare la sua voce di narratore. Dal racconto Eine Falte, spinnwebfein (“Una ruga, sottile come tela di ragno”), composto nel 1974, ma pubblicato nel 1979 nella raccolta Pistole mit sechzehn, propongo di seguito un brano nell’originale e nella mia traduzione. Come scrive Paola Quadrelli nel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura della DDR, «La vicenda si svolge nell’arco di una mattinata. Una quattordicenne, Monika Haubert è in lizza per l’ammissione alla EOS; una mattina a colazione la madre della ragazza, che ha ricevuto indiscrezioni al riguardo dall’insegnante di Monika, informa la figlia che solo due studenti saranno ammessi alla “classe preparatoria. Un candidato di sicuro successo è Hotte, che aspira alla carriera di ufficiale e che nonostante il suo comportamento indisciplinato e la media dell’1,4 è privilegiato nelle procedure di ammissione; si contendono il secondo posto Angelika , la migliore amica di Monika, con la media dell’1,19 e la stessa Monika che di successo scolastico a tutti i costi e prospettive future, ha caratteristiche e conseguenze drammatiche. Monika suggerisce ad Angelika la soluzione errata di un esercizio; qyekka sera, davanti allo specchio, scorge sotto le palpebre la prova della sua mutazione: una ruga “quasi impercettibile”, “sottile come tela di ragno”.

Das Wasser brannte auf der gespannten Haut, lief eisig in die offenen Augen, davon wurden sie glänzend, hieß es. War alles noch im Fluß, konnte sich ändern. Aber ein Zwischenergebnis: Angelika Arndt mit 1,19 vor Monika Haubert mit 1,21, dann Hotte Manzelt mit höchstens 1,4, aber Jungen wurden ja gemein vorgezogen, Hotte hatte seinen Platz für die EOS sicher. Genausoviel Jungen wie Mädchen kamen zur EOS, und für einen Augenblick ließ Monika den Gedanken zu, sie würde abgelehnt, da riß ein schwarzes Loch auf, sie vergaß den Mund zu schließen und verschluckte sich und beugte sich über die Wanne und hustete. Nicht zur EOS, das war wie Furcht vor einer gräßlichen Krankheit, wie, unter die Straßenbahn zu kommen und ein Bein zu verlieren. EOS und Abitur und Studium, das Recht auf Bildung, so hatte sie’s wieder und wieder gehört, und Diplomingenieur wie Vati oder an der Bauhochschule studieren wie Ralph, es mußte ja nicht unbedingt Medizin sein. Kein Gedanke, sie könnte ein Bein verlieren oder bekäme Hirnhautentzündung und würde blöd dadurch und säße mit stierem Gesicht in der Ecke, und Ralph führte seine Freunde mit hochgezogenen Brauen an seiner blöden Schwester vorbei. Monika bog den Kopf zurück und atmete flach, der Husten hörte auf. Sie dachte: An gar nichts anderes denken, nicht ausmalen, was sonst geschähe, es nicht beschreiben.

L’acqua bruciava sulla pelle tesa, scorreva gelata negli occhi aperti, che ne divennero brillanti, così si diceva. La situazione era ancora tutta fluida, poteva cambiare. Ma come risultato di medio termine: Angelika Arndt con 1,19 davanti a Monka Haubert con 1,21, poi Hotte Manzelt con al massimo 1,4, ma i ragazzi venivano generalmente preferiti alle ragazze, il posto di Hotte alla EOS era sicuro. Un numero pari di ragazzi e ragazze veniva ammesso alla EOS, e per un attimo Monika permise al pensiero di essere respinta di affacciarsi alla sua mente, ecco che si spalancò un buco nero, lei dimenticò di chiudere la bocca, si strozzò, si chinò sulla vasca e tossì. Non essere ammessa alla EOS: questo era come la paura di una malattia spaventosa, come andare sotto a un tram e perdere una gamba. EOS e licenza liceale e università, il diritto all’istruzione, così si era sentita dire in continuazione, e diventare ingegnere come papà o studiare al Politecnico come Ralph, non doveva essere per forza medicina. Neanche per sogno, avrebbe potuto perdere una gamba o ammalarsi di meningite e diventare scema e se ne sarebbe stata seduta in un angolo con volto vitreo, e Ralph avrebbe fatto sfilare i suoi amici, alzando il sopracciglio, davanti alla sorella deficiente. Monika portò indietro la testa e respirò in modo regolare, smise di tossire. Pensò: non pensare a null’altro, non dipingersi in anticipo quello che sarebbe successo, non descriverlo.

Erich Loest, da: Eine Falte, spinnwebfein, in: Pistole mit sechzehn. Erzählungen, Hamburg 1979 – il racconto è alle pagine 219-228
(traduzione di Anna Maria Curci)

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«Erich Loest, nato a Mittweida in Sassonia nel 1926, detenuto per motivi politici nel carcere di Bautzen dal 1957 AL 1964, è uno dei più autorevoli e noti scrittori della ex-DDR. Si trasferì nella Germania federale nel 1981. Dal 1990 abita a Lipsia. Tra le sue opere più importanti: Es geht seinen Gang oder Mühen in unserer Ebene (1978), il resoconto autobiografico Durch die Erde ein Riß (1981) e il romanzo Nikolaikirche (1995), che offre un ampio e aritcolato panorama sociale degli anni della “Wende”, con i conflitti tra il potere politico e la Chiesa, la Stasi e i movimenti civili.» (Paola Quadrelli, «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura della DDR, Aracne, Roma 2011, pp. 182-183)

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