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Archive for the ‘Anniversari’ Category

Peter Szondi, Eden

Posted by Anna Maria Curci su maggio 27, 2019


Novanta anni fa, il 27 maggio 1929, nasceva a Budapest Peter Szondi. Per ricordarlo propongo un brano tratto dai suoi Celan-Studien, per la precisione dal saggio Eden, intorno alla poesia TU GIACI che Paul Celan scrisse a Berlino nella notte tra il 22 dicembre e il 23 dicembre 1967. Il saggio è apparso nella mia traduzione nel volume curato da Marco Ercolani e pubblicato nel 2018 da Carteggi Letterari, L’archetipo della parola. René Char e Paul Celan. (Anna Maria Curci)

«Una delle prime sere del suo soggiorno berlinese Celan mi chiese un libro, dicendomi che non aveva niente da leggere con sé. Gli diedi il volume, uscito poco tempo prima, Der Mord an Rosa Luxemburg und Karl Liebknecht. Dokumentation eines politischen Verbrechens [1] (L’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Documentazione di un delitto politico). In uno dei tragitti in auto tra il mio appartamento e l’Accademia delle Arti gli mostrai il residence «Eden», che si trova sul luogo in cui si trovava l’Hotel Eden, che nel gennaio del 1919 fungeva da sede del reparto della Garde-Kavallerie-Schützen-Division, e dove Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht avevano trascorso le ultime ore della loro vita.  L’«Eden» si trova proprio accanto all’«Europa Center», i cui negozi erano decorati per la festività imminente. L’oltraggio alla memoria delle due vittime dell’assassinio, rappresentato dal mantenimento del nome per il residence di lusso, fu argomento della nostra conversazione in automobile. È probabile che questo viaggio in auto sia stato il punto di partenza per la terza strofa:

Giunge la tavola con i doni,
svolta a un Eden –

A Karl Liebknecht e a Rosa Luxemburg, anche se i loro nomi non vengono menzionati, fa riferimento la strofa successiva, nella quale ritornano due frammenti di frasi tratte da verbali del processo riportate nel volume sulla documentazione dell’assassinio. Nella sua deposizione, il testimone Walter Alker dichiarò che alla sua domanda, se Karl Liebknecht fosse veramente morto, gli fu risposto che Liebknecht era bucherellato come un colabrodo[2]. E uno degli assassini, il cacciatore Runge, riferì che di Rosa Luxemburg era stato detto: La vecchia troia già nuota. [3] Nella poesia si leggono i versi:

L’uomo divenne un colabrodo, la donna
dovette nuotare, quella troia,
[…]

Il penultimo verso menziona il Landwehrkanal, nel quale il cadavere di Rosa Luxemburg era stato gettato dai suoi assassini – nella notte tra il 19 e il 20 dicembre 1967 Celan percorse in automobile lungo il Landwehrkanal il tratto di strada fino all’Anhalter Bahnhof[4] [stazione di Anhalt, v. LA CONTRESCARPE, brano citato in nota, n.d.T],  per la precisione fino alla spettrale facciata che ne era rimasta.

Questo resoconto biografico, al quale possono essere affidate indubbiamente altre poesie di Celan, non intende costituire il fondamento della poesia TU GIACI nel gran tendere l’orecchio… . C’è piuttosto da chiedersi se esso possa essere davvero posto alla base di una siffatta interpretazione. In quale misura la comprensione di una poesia dipende dalla conoscenza del materiale storico-biografico? Ovvero, quesito fondamentale: in quale misura una poesia è determinata da fattori che le sono esterni, e in quale misura questa determinazione esterna può essere compensata dalla logica interna della poesia? È certo che Celan non avrebbe scritto questa poesia o che essa sarebbe diventata un’altra senza la sequenza di esperienze vissute del suo soggiorno berlinese, determinata più dai suoi amici e dal caso che da lui stesso: senza i percorsi che lo portarono all’Havel, al Landwehrkanal, passando per l’«Eden», senza la visita del mercatino di Natale, della stanza dell’esecuzione capitale a Plötzensee, senza la lettura della documentazione su Luxemburg e Liebknecht la poesia non è immaginabile. Solo che Celan ha visto, letto, vissuto molte altre cose in quei giorni, cose che non hanno lasciato tracce nella poesia. In tal modo il condizionamento della poesia da parte delle casualità della vita reale viene limitato, perfino ostacolato dalla scelta che il poeta opera tra esse, scelta che,  non meno di quegli eventi più o meno casuali, è presupposto del componimento poetico o addirittura coincide con la sua genesi. Ci sarebbe da chiedersi se la determinazione esterna, i riferimenti alla realtà, non siano bilanciati da una autodeterminazione: l’interdipendenza dei singoli momenti nella poesia, che non lascia immutati anche quei riferimenti reali.»

[1]  a cura di F. Hannover-Drück e di H. Hannover, Frankfurt a. M. 1967 (= edition suhrkamp 233)
[2] ib. , p. 99
[3] ib., p. 129
[4] Questo tragitto notturno costituisce lo sfondo esperienziale della seconda poesia berlinese: LILA LUFT mit gelben Fensterflecken…  (ARIA LILLÀ con macchie gialle di finestre…. ) In Schneepart, p. 9.

Peter Szondi, Eden. Traduzione di Anna Maria Curci. In: Marco Ercolani (a cura di), L’archetipo della parola, René Char e Paul Celan, edizioni Carteggi Letterari 2018. Il brano riportato è alle pagine 147-149.

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Traute Lafrenz

Posted by Anna Maria Curci su maggio 3, 2019

Traute Lafrenz

A Traute Lafrenz, che oggi compie cento anni

Rosa bianca, mi chiedi.
Che cosa fu l’amore?

La storia di un’estate
bruciò bella e fugace.

Rimase resistenza
testimone tenace
oltre la sepoltura.

Erna mi fu maestra.
Incitava al pensiero.

Hans e Sophie conobbi.
Esportai le parole
in più di una prigione.

Bianca rosa e la chioma
non si ferma il pensare.

 

Anna Maria Curci
3 maggio 2019

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A Gramsci

Posted by Anna Maria Curci su aprile 27, 2019

Roma, cimitero acattolico

A Gramsci

E qui mi fermo sempre
———-penso ai tuoi scritti
———-al tempo—- ad altre soste.

Anni addietro lasciammo i nostri segni
———-scansate foglie
———-sospese le parole.

 

Anna Maria Curci
29 luglio 2014-27 aprile 2019

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CLXX (25 aprile a Roma)

Posted by Anna Maria Curci su aprile 25, 2019

Roma, Porta San Paolo

CLXX (25 aprile a Roma)

 

Resistere ogni giorno, vita attiva
soccorre la memoria bersagliata.
In questa città aperta, piaga e porta,
si leva il canto di liberazione.

 

Anna Maria Curci
Roma, 25 aprile 2019

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Onna

Posted by Anna Maria Curci su aprile 6, 2019

Luigi Simonetta, Onna (Sibilla libica)

 

Onna

Di donna è il volto sfondato. Spalanca
seriale il paradosso di cartone
malamente inchiodato a Misurata.

Lei, l’oltraggiata, dispiega lontano
a fil di voce il sembiante. Puntella
pertinace l’assenza d’elezione.

E la sibilla libica rinnova
torcicollo aggraziato: di massacro
in massacro volge lo sguardo a Onna.

Anna Maria Curci

da: Nuove nomenclature e altre poesie, Fuoricollana, collana diretta da Fabio Michieli, casa editrice L’arcolaio di Gian Franco Fabbri, 2015, p. 34

Le terzine di Onna, il testo al quale Luigi Simonetta dedica la quinta immagine della galleria dedicata alle Nuove nomenclature, si muovono in terre devastate, tra l’Abruzzo della frazione dell’Aquila duramente colpita dal sisma del 2009 e luogo di un eccidio perpetrato dagli occupanti nazisti nel 1944 e la Libia della città simbolo della guerra alla vigilia delle elezioni politiche del 2012, prime elezioni libere (libere?) del dopo Gheddafi. Elezioni piene di ombre, come mostra l’infierire sul manifesto di una candidata. Volge lo sguardo la sibilla libica e c’è da chiedersi se lo faccia con tanto aggraziata quanto perenne inerzia. (Anna Maria Curci)

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Del padre

Posted by Anna Maria Curci su aprile 1, 2019

 

Del padre

Mio padre coltivava le tagete
nell’orticello lungo il litorale.
Non la capivo, allora, devozione,
mutevole com’ero e come sono.

Da queste scaturigini negate
riparto, padre, da lotte e silenzi.
Lembo di lutto circonda le spalle.
Compianto, paradosso dello sprone.

Fu quando ritoccasti quella foto
che compresi lo strazio a noi occultato.
Gorgogliava lo squarcio senza fondo
la maculata trasfigurazione.

Sorride quella foto già placata
per il combattimento perso e vinto.
Partivi con la strazio nella carne
e un segreto di trionfo e abbandono.

Che ne sapevi tu, dei Procol Harum,
quando lasciavi andare “Senza luce”
sul piccolo vinile a squarciagola?
Canto da allora e forse tu mi senti.

Non solo i grandi divi, pure gli altri
tutti li conoscevi e disquisivi:
era meglio Glenn Ford o Joseph Cotten?
Li hai poi incontrati ai “cancelli del cielo”?

All’indomani della candelora
c’era la festa del tuo nome, padre.
Con la benedizione della gola
nutrivamo speranza e il suo conforto.

 

Anna Maria Curci
25 agosto 2015 – 3 febbraio 2019

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John Keats, da “Ode a un usignolo”

Posted by Anna Maria Curci su febbraio 23, 2019

John Keats ritratto da William Hilton

Ode a un usignolo

Soffre il mio cuore, e sonnolento un torpore mi tormenta
——-I sensi, come se avessi bevuto la cicuta,
O dato fondo a qualche ottuso oppiaceo
——-Solo un minuto fa, e fossi sprofondato giù nel Lete:
Non per invidia di felice sorte,
——-Ma perché troppo felice nella tua felicità, –
————Ché tu, Driade degli alberi dalle ali lievi,
——————In un podere melodioso,
Verde di faggi, e d’ombre che non so contare
——-Dell’estate canti a tuo agio a gola piena.

[…]

Tu non nascesti per la morte, Uccello immortale!
——-Generazioni affamate non ti hanno calpestato,
La voce che odo in questa notte che scorre fu udita
——-In giorni antichi da giullare e imperatore:
Forse la stessa identica canzone che trovò un sentiero
——Per il cuore triste di Rut, quand’ella colma di nostalgia
———-Stava in lacrime in mezzo al grano straniero;
—————–La stessa che più e più volte ha
Incantato finestre magiche aperte sulla schiuma
——Di mari perigliosi in desuete lande di fate.

[…]

John Keats
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Ode to a Nightingale

My heart aches, and a drowsy numbness pains
—–My sense, as though of hemlock I had drunk,
Or emptied some dull opiate to the drains
—–One minute past, and Lethe-wards had sunk:
‘Tis not through envy of thy happy lot,
—–But being too happy in thine happiness,—
———That thou, light-winged Dryad of the trees
————-In some melodious plot
Of beechen green, and shadows numberless,
——Singest of summer in full-throated ease.

[…]

Thou wast not born for death, immortal Bird!
—–No hungry generations tread thee down;
The voice I hear this passing night was heard
—–In ancient days by emperor and clown:
Perhaps the self-same song that found a path
—–Through the sad heart of Ruth, when, sick for home,
———-She stood in tears amid the alien corn;
—————The same that oft-times hath
Charm’d magic casements, opening on the foam
—–Of perilous seas, in faery lands forlorn.

[…]

John Keats, morto a Roma il 23 febbraio 1821, sepolto a Roma nel cimitero acattolico, alle spalle della Piramide Cestia.

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Mio padre in bianco e nero

Posted by Anna Maria Curci su novembre 2, 2018

 

Glenn Ford e Joseph Cotten in The Money Trap (1966) da qui

Mio padre in bianco e nero

Non solo i grandi divi, pure gli altri
tutti li conoscevi e disquisivi:
era meglio Glenn Ford o Joseph Cotten?
Li hai poi incontrati ai “cancelli del cielo”?

 

Anna Maria Curci
2 novembre 2018

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Clemens Brentano, Canto notturno della filatrice

Posted by Anna Maria Curci su settembre 9, 2018

Canto notturno della filatrice

Forse tanti anni orsono
Cantava l’usignolo,
Era dolce quel suono,
Quando insieme eravamo.

Io canto e non so piangere,
E filo così sola
Il filo chiaro e puro,
Finché splende la luna.

Quando stavamo insieme,
Cantava l’usignolo,
Ricorda ora a me il suo suono,
Che via da me sei andato.

A ogni brillar di luna,
A te penso soltanto,
Il cuore mio è chiaro e puro,
Che Dio voglia riunirci.

Da che via da me sei andato,
Senza sosta canta l’usignolo,
Penso, ascoltando il suo suono,
A quando insieme eravamo.

Che Dio voglia riunirci,
Qui filo così sola,
Splende la luna chiara e pura,
Io canto e vorrei piangere!

 

Clemens Brentano, nato il 9 settembre 1778
(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Der Spinnerin Nachtlied

Es sang vor langen Jahren
Wohl auch die Nachtigall,
Das war wohl süßer Schall,
Da wir zusammen waren.

Ich sing und kann nicht weinen,
Und spinne so allein
Den Faden klar und rein,
So lang der Mond wird scheinen.

Da wir zusammen waren,
Da sang die Nachtigall,
Nun mahnet mich ihr Schall,
Daß du von mir gefahren.

So oft der Mond mag scheinen,
Gedenk ich dein allein,
Mein Herz ist klar und rein,
Gott wolle uns vereinen.

Seit du von mir gefahren,
Singt stets die Nachtigall,
Ich denk bei ihrem Schall,
Wie wir zusammen waren.

Gott wolle uns vereinen,
Hier spinn ich so allein,
Der Mond scheint klar und rein,
Ich sing und möchte weinen!

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8 settembre 1943

Posted by Anna Maria Curci su settembre 8, 2018

Pignola, veduta aerea

8 settembre 1943

 

Mi hai raccontato tante volte, madre,
del giorno e delle corse
dalla casa al rifugio,
al tuo paese, tra i monti,
era già freddo.

Non avevi prescienza e nel tuo cuore
di ragazza, che serbi,
chissà cosa balzava col terrore.

Per questo oggi ti chiedo
e risposta m’è dono
il cuore del pensiero
e nell’idioma che tu prima mi hai insegnato
lo chiamo donna, «pensée».

 

Anna Maria Curci
8 settembre 2018

[il racconto di quel giorno a Pignola, in provincia di Potenza, è su Poetarum Silva, qui]

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